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Il lago salato di Tuz Gol
Durante il
trasferimento, lungo la strada, incrociamo il lago salato di Tuz Gol,
un’immensa distesa di sale a cielo aperto di cui non
è facile scorgere da una riva il suo opposto.
L’effetto che ne deriva, con il sole che splende, assomiglia
a quello di un campo da sci, spezzato come in montagna, da cieli
intensi color turchino e bianche nuvole leggere.
Per la luce abbagliante gli occhiali da sole sono un obbligo.
Il lago ha una salinità altissima: da un litro di acqua
è possibile ricavare oltre 300 grammi di sale.
La raccolta avviene nel mese di agosto quando le acque del lago si
ritirano. L’apprezzato minerale viene caricato a mano sugli
autocarri che lo trasportano, per essere raffinato, nelle vicine
città.
Il paese e la popolazione di Sereflicoçhisar,
poco distante dal lago, vive e si arricchisce lavorando ed esportando
sale per tutta la Turchia.
Cappadocia. Ancora un
po’ di chilometri e a sera arriviamo nel cuore della
Cappadocia.
L’albergo si trova a Kaymakli
molto vicino all’area dove sono concentrati i luoghi,
tutelati dall’Unesco come Patrimonio
dell’Umanità, a maggior interesse paesaggistico e
storico.
Proprio in questo piccolo paese, dove alloggeremo, negli anni sessanta
è stata rinvenuta la seconda città sotterranea
più importante della regione. La parte da noi visitata non
sembra un’area molto estesa, tuttavia essendo più
piccola è anche meno affollata e il vantaggio è
che si possono meglio apprezzare la funzione che le varie stanze
scavate avevano in caso di pericolo e di attacco.
Straordinari poi
diventano l’uso di ruote di pietra di varie dimensioni,
realizzate sul posto, che scorrendo su dei solchi avevano il compito di
chiudere e isolare alcune stanze tra di loro e, pertanto, di
interromperne il passaggio verso altri cunicoli e verso altre
successive stanze.
La
profondità delle case sotterranee non è
superiore a sette/otto metri e le zone
adibite a cucina risultano annerite dal fumo e dalla fuliggine dei
fuochi ai quali non bastava l’angusto pertugio collocato in
testa alla grotta ad uso di camino.
Le conseguenze della claustrofobia miete le sue vittime e
alcune persone, per paura, rimangono fuori.
Nell’antica
lingua persiana “ kappadokia”
significava “ terra dei
cavalli” molto ricercati in epoca romana oggi,
tuttavia, di questa antica professione dell’allevamento non
si nota più l’esistenza.
Ora ci troviamo al centro della Cappadocia, in un’area di
circa trecento chilometri quadrati racchiusa idealmente in un triangolo
con ai vertici tre città: AKSARAY, KAYSERI
(l’antica Cesarea) e NIDGE.Non ci sono parole per descrivere
questa terra né per raccontare le più tipiche
caratteristiche della zona, tanto è forte
quell’aria di mistero che le pervade.
Enormi coni di roccia a forma di fungo, i famosi
“ camini delle fate” , spuntoni, chiese rupestri
scavate, innumerevoli stanze e cappelle decorate con splendidi
affreschi, i più belli dei quali si trovano
senz’altro nella chiesa rupestre detta “del
melo” , risalente all’VIII secolo a.C..
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