Turchia 2009Il diario e le impressioni

by Lia Garavini

Turchia 2009: Cappadocia, i camini delle fate

TURCHIA 2009
15 settembre 2009 / 22 settembre  

Il lungo viaggio per Konia
il
Caravanserraglio di Sultanhani Konia il Museo di Mevlana 

Il lungo viaggio per Konia

Dall’albergo di Kaymakli leviamo le tende di buon’ora e alle sei in punto si parte.
Ci attendono 650 chilometri di strada per arrivare a Pamukkale, nella provincia di Denizli  da dove partiremo per l’ultima tappa verso Izmir ( l’antica Smirne )     .

Il nostro incontro con la Turchia, dunque, prosegue con altre due regioni: una centrale – l’Anatolia con la Cappadocia - e l’altra orientale con la regione che s’affaccia verso il mare Egeo.
In ogni caso per chi avesse nostalgia della Turchia più classica, quella affacciata sulla costa orientale tra Pergama e Troia, può venire in aiuto il bellissimo libro “ Omero, Iliade”, di Alessandro Baricco.
Un’intensa lettura di una storia la cui vicenda, da millenni, affascina l’umanità.verso Konia
Konia al tempo dei romani e dei bizantini era conosciuta come Iconium ed attraversò il suo periodo più fastoso nel XII secolo quando divenne capitale del Sultanato selgiuchide di Rum.
Tuttora la città con i suoi 900.000 abitanti è un’importante centro turistico -manifatturiero ed annovera una delle più prestigiose università della Turchia.Durante il lungo e faticoso spostamento in direzione sud ci imbattiamo nell’unica giornata di pioggia.
Il maltempo, tuttavia, ci abbandonerà prima del nostro arrivo verso una meta poco conosciuta ma meritevole di una visita per il suo significato storico.
Il sultanato di Konia, infatti, si collegava da ovest alla Persia e da sud-ovest alla Siria attraverso una trafficata pista carovaniera che, in epoca tardo medievale, faceva tappa al caravanserraglio di Sultanhani.
Costruito nella prima metà del 1200 Sultanhani è un Caravanserragkio di Sultanhaniinteressante esempio di architettura selgiuchide che mostra torrette e contrafforti, ma anche luoghi per lo scambio delle merci e per il ristoro e il riposo degli animali e degli uomini.
Dagli spazi che si possono ammirare, visitandolo, non c’è alcun dubbio su chi venisse meglio considerato tra gli uomini e gli animali: quest’ultimi disponevano di ambienti ben più ampi e spaziosi                .                                                                                     
Konia è adagiata su un altopiano brullo ed è al tempo stesso antica e moderna e dove i tratti architettonici delle costruzioni più recenti, immersi nel verde, si fondono con la maestosa struttura del Museo di Mevlana dedicato a Caleddin Rumi fondatore dell’ordine dei “dervisci rotanti” .
Caleddin Rumi detto anche Mevlana riteneva che la musica e la danza rappresentassero un mezzo per indurre uno stato estatico di amore universale e un modo per liberare l’uomo dall’ansia e dal dolore della vita quotidiana.Museo di Mevlana

Una filosofia basata su amore e carità verso Dio e verso gli uomini e praticata tramite la povertà terrena che ricorda molto l’insegnamento del nostro frate francescano più importante: S. Francesco di Assisi.
Il museo di Mevlana, ricoperto di mattonelle verdi, è la costruzione più famosa di Konya. 
Accanto al museo, l'antico seminario dei dervisci conserva i manoscritti che racchiudono l'opera di Mevlana, come pure oggetti di culto mistico appartenuti all'ordine. Tutti gli anni, a metà dicembre, questo ordine religioso, tutt’ora attivo, celebra una cerimonia per commemorare i “dervisci rotanti”. Il museo è un vero capolavoro e chi lo visita non può che rimanere colpito dalla rotondità e dalla bellezza della guglia, in ceramica verde, che lo sovrasta.

Da visitare assolutamente, per non perdersi la fontana delle abluzioni, la sala delle cerimonie, la tomba di Mevlana e le stanze che illustrano la vita dei dervisci.
In una di queste sale tra decine di Corani, dove è possibile ammirare quello più piccolo al mondo, non può passare inosservato all’attenzione e alla curiosità del viaggiatore il continuo via vai attorno ad una teca in vetro sotto la quale si intravvede una scatola in legno. Un andirivieni costante di persone che pregano, si prostrano e baciano ciò che dovrebbe contenere qualcosa di preziosissimo.
Alla fine scopriamo che all’interno di quella scatola di legno tanto anonima ma altrettanto venerata è conservata la barba del profeta Maometto.