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Il lungo viaggio per Konia
Dall’albergo di Kaymakli leviamo le tende di buon’ora e alle sei in punto si parte.
Ci attendono 650 chilometri di strada per arrivare a Pamukkale, nella
provincia di Denizli da dove partiremo per l’ultima tappa
verso
Izmir ( l’antica Smirne ) .
Il nostro incontro con la Turchia, dunque, prosegue con altre due
regioni: una centrale – l’Anatolia con la Cappadocia - e
l’altra orientale con la regione che s’affaccia verso il
mare Egeo.
In ogni caso per chi avesse nostalgia della Turchia più
classica, quella affacciata sulla costa orientale tra Pergama e Troia,
può venire in aiuto il bellissimo libro “ Omero,
Iliade”, di Alessandro Baricco.
Un’intensa lettura di una storia la cui vicenda, da millenni, affascina l’umanità.
Konia al tempo dei romani e dei bizantini era conosciuta come Iconium
ed attraversò il suo periodo più fastoso nel XII secolo
quando divenne capitale del Sultanato selgiuchide di Rum.
Tuttora la città con i suoi 900.000 abitanti è
un’importante centro turistico -manifatturiero ed annovera una
delle più prestigiose università della Turchia.Durante il
lungo e faticoso spostamento in direzione sud ci imbattiamo
nell’unica giornata di pioggia.
Il maltempo, tuttavia, ci abbandonerà prima del nostro arrivo
verso una meta poco conosciuta ma meritevole di una visita per il suo
significato storico.
Il sultanato di Konia, infatti, si collegava da ovest alla Persia e da
sud-ovest alla Siria attraverso una trafficata pista carovaniera che,
in epoca tardo medievale, faceva tappa al caravanserraglio di
Sultanhani.
Costruito nella prima metà del 1200 Sultanhani è un
interessante esempio di architettura selgiuchide che mostra torrette e
contrafforti, ma anche luoghi per lo scambio delle merci e per il
ristoro e il riposo degli animali e degli uomini.
Dagli spazi che si possono ammirare, visitandolo, non c’è
alcun dubbio su chi venisse meglio considerato tra gli uomini e gli
animali: quest’ultimi disponevano di ambienti ben più ampi
e spaziosi
.
Konia è adagiata su un altopiano brullo ed è al tempo
stesso antica e moderna e dove i tratti architettonici delle
costruzioni più recenti, immersi nel verde, si fondono con la
maestosa struttura del Museo di Mevlana dedicato a Caleddin Rumi
fondatore dell’ordine dei “dervisci rotanti” .
Caleddin Rumi detto anche Mevlana riteneva che la musica e la danza
rappresentassero un mezzo per indurre uno stato estatico di amore
universale e un modo per liberare l’uomo dall’ansia e dal
dolore della vita quotidiana.
Una filosofia basata su amore e carità verso Dio e verso gli
uomini e praticata tramite la povertà terrena che ricorda molto
l’insegnamento del nostro frate francescano più
importante: S. Francesco di Assisi.
Il museo di Mevlana, ricoperto di mattonelle verdi, è la costruzione più famosa di Konya.
Accanto al museo, l'antico seminario dei dervisci conserva i
manoscritti che racchiudono l'opera di Mevlana, come pure oggetti di
culto mistico appartenuti all'ordine. Tutti gli anni, a metà
dicembre, questo ordine religioso, tutt’ora attivo, celebra una
cerimonia per commemorare i “dervisci rotanti”. Il museo
è un vero capolavoro e chi lo visita non può che
rimanere colpito dalla rotondità e dalla bellezza della guglia,
in ceramica verde, che lo sovrasta.
Da visitare assolutamente, per non perdersi la fontana delle abluzioni,
la sala delle cerimonie, la tomba di Mevlana e le stanze che illustrano
la vita dei dervisci.
In una di queste sale tra decine di Corani, dove è possibile
ammirare quello più piccolo al mondo, non può passare
inosservato all’attenzione e alla curiosità del
viaggiatore il continuo via vai attorno ad una teca in vetro sotto la
quale si intravvede una scatola in legno. Un andirivieni costante di
persone che pregano, si prostrano e baciano ciò che dovrebbe
contenere qualcosa di preziosissimo.
Alla fine scopriamo che all’interno di quella scatola di legno
tanto anonima ma altrettanto venerata è conservata la barba del
profeta Maometto.
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