Turchia 2009Il diario e le impressioni

by Lia Garavini

Turchia 2009: Arrivo ad Istanbul

TURCHIA 2009
15 settembre 2009 / 22 settembre  

IL  MIO  NOME   E’  ISTANBUL

L’arrivo a  Istanbul è tranquillo.

L’atterraggio è perfetto e dall’alto, a vista d’occhio, si notano ancora in vaste aree della città i danni delle piogge torrenziali e dell’alluvione.
La prima impressione che si ha giungendo Istanbul, una metropoli di sedici milioni di abitanti, è che la città sia fondamentalmente europea.
Enorme la sua estensione territoriale: dal punto più lontano del quartiere europeo per raggiungere quello asiatico più distante si devono percorrere ben ottantotto chilometri.
La città, come Roma, sorge su sette colli ed è il centro politico di una nazione di 72 milioni di abitanti, estesa il doppio dell’Italia ( 756.000 km2 ) e suddivisa in sette regioni.
In città si incontrano visi dai tratti occidentali, abbigliamento poco ortodosso e molto familiare ai nostri occhi, cibo dal gusto riconoscibile per il palato, molte verdure e  “doner kebab” – carne di agnello, manzo, pollo arrostito - oltre che  cibi fritti.

Ci colpisce favorevolmente la scoperta di una città più moderna ed evoluta di come ce l’eravamo immaginata. Ognuno di noi aveva elaborato un’idea di città e di nazione non ancora pronta per entrare in Europa. Ci sbagliavamo.
Certo, i problemi di fondo per dare il via libera rimangono essenzialmente due: l’impatto dell’economia su quella dei Paesi europei più avanzati, tra questi la Germania che accoglie una comunità turca molto numerosa e radicata, e la religione.
Per quello che abbiamo visto e potuto capire i due ostacoli potrebbero essere superati con facilità. Però al contrario di quello che può emergere ufficialmente attraverso le dichiarazioni di componenti del governo attuale ciò che più colpisce, forse, è l’indifferenza della popolazione per questo obiettivo. Può essere una sensazione mal riposta, tuttavia, a domanda precisa la risposta è sempre molto evasiva .

Il
Ramadam e la Preghiera

Arriviamo ad Istanbul nel periodo di ramadam che si concluderà con la fine del nostro viaggio attorno al 21 settembre. Un fatto curioso, per noi occidentali, legato alla pratica del ramadam l’abbiamo scoperto la prima notte trascorsa in Cappadocia, a Kaymakli, quando in piena notte - attorno alle tre – abbiamo sentito un rullare intenso di tamburi che, man mano, scemava lungo l’unica via del paese. Il suono dei tamburi avvisava gli osservanti del digiuno che era ora di alzarsi per mangiare prima che scattasse, con l’alba, il divieto.
Ahmed ci informa che in Turchia, paese con forti tradizioni laiche acquisite con la nascita della repubblica fondata da Ataturk, la pratica del ramadam è affidata ai veri credenti che digiunano dall’alba al tramonto.
Gli altri che non seguono i precetti del ramadam sono ampiamente tollerati. Infatti ci accorgiamo a più riprese, durante il giorno, che non tutti digiunano.
Il Corano – ci dice Ahmet – esonera dal ramadam i bambini, i vecchi, i malati e le donne in stato di gravidanza. In conclusione, però, è legittimo pensare che esista un nesso molto stretto tra l’applicazione delle regole coraniche in maniera più elastica e tollerante e l’affermazione forte del carattere laico della Turchia. E’ sbagliato pensare che non esistono nel paese movimenti o partiti che si richiamano all’islamismo più ortodosso tuttavia, al momento, il robusto connotato laico della nazione resiste bene e fa rispettare le sue regole.
E questo è un fatto positivo di fronte a tanti nascenti fondamentalismi.

La  Preghiera

Le cinque orazioni al giorno per i musulmani osservanti sono fondamentali per la pratica dell’islam. Ciò non di meno è centrale la preparazione alla preghiera, le abluzioni e la pulizia del corpo. Una pratica propedeutica all’orazione che è anche preparazione fisica oltre che mentale e spirituale.
La preghiera comincia con la pulizia: si lavano braccia, piedi, viso e poi si ascolta assorti e prostrati la lettura di alcuni versetti del Corano.
Anche la disposizione delle posizioni degli uomini durante le orazioni è caratteristica: i musulmani che partecipano alla preghiera si collocano ai piedi di quelli davanti e in linea, uomo con uomo, significando simbolicamente l’uguaglianza fra tutte le creature.