Giordania 2008Il diario e le impressioni
La citta' di Madaba e monte Nebo

by Lia Garavini

La citta' di Madaba e monte Nebo


veroAmman

Il viaggio da sud, dove ci troviamo, verso il nord, direzione Amman, si snoda lungo un percorso tortuoso di trecentottanta chilometri .

Durante il trasferimento è possibile notare, pur in costanza di un paesaggio visibilmente arido, un paesaggio che cambia. Si vedono alcune aree verdi in grado di distinguersi dal persistente e dominante color grigio del paesaggio.

In Giordania, l ‘acqua, è il bene prezioso per eccellenza e dove c’è la presenza di acqua si sviluppa la presenza dell’uomo e compaiono gli appezzamenti di terreno coltivato che forniscono modesti raccolti: grano, olive, patate, cocomeri, carote. I terreni prevalentemente sabbiosi favoriscono questo tipo di coltivazioni che tuttavia si rivelano del tutto insufficienti per l’autosostentamento del Paese come pure per il consumo di carne bianca nonostante i numerosi capannoni di allevamento di polli incontrati lungo la strada per il castello di Karak.

La Giordania nel settore agricolo e alimentare dipende per l’80% dalle importazioni e dagli scambi commerciali.

Quali se nel Paese non si estrae neppure un barile di petrolio? Ai più appare strano comprendere i motivi per cui nei paesi limitrofi ci siano pozzi petroliferi e in Giordania neanche l’ombra? L’assenza di ricerche riguarda decisioni di politica economica interna?

Domande che rimangono senza risposta.

Verso Madaba ci si imbatte, attraversandolo, nel canyon di Armon o Al Mujib.
Nel frattempo ci siamo lasciati alle spalle il canyon Zarad la cui terra è ricca di minerale di fosfato che viaggia quotidianamente, ventiquattro ore su ventiquattro, verso il porto di Aqaba trasportato da un lungo treno che corre su una ferrovia a scartamento ridotto.
Il canyon di Armon è profondo circa settecento metri e lungo sette chilometri.

Mentre si scende seguendo pericolosi tornanti, dall’alto si intravede un piccolo invaso trattenuto da una diga di modeste dimensioni il cui contenuto prezioso di acqua piovana viene usato per l’irrigazione di piante coltivate lungo le scarpate. Nonostante la presenza di acqua non si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una zona umida e fertile tanto il terreno, tutt’attorno, è arso e pietroso .Madaba: il mosaico mappa

Madaba, il mosaico-mappa

I centri abitati lungo il percorso per Madaba sono rari però non mancano, in ognuno, il minareto e la moschea ed è un po’ come nei nostri piccoli paesi che per quanto piccoli non manca mai una chiesa e un campanile.

Verso Madaba il  paesaggio cambia e comincia ad assomigliare a zone del nostro sud con molti ulivi, fichi d’india, un po’ di vite. Si vedono pini, belle palme ed eucalipti che segnalano la presenza di acqua e poi greggi di pecore e cavalli al pascolo.

Superiamo Macherijon presso Madaba, dove si dice sia stata trovata la reggia di Erode e dove fu incarcerato e decapitato Giovanni Battista, il profeta citato dai Vangeli e dal quale Gesù stesso volle essere battezzato nelle acque del Giordano. Tuttora i frati francescani sono alla ricerca del percorso che univa Macherijon con la Betania, dove si presume sia avvenuto il battesimo nel fonte battesimale.

La scoperta fu merito del frate francescano Michele Piccirillo che scoprì  il mosaico-mappa. Per vederlo basta salire a Madaba, città sulle colline a sud di Amman e che decora il pavimento di una chiesa bizantina dedicata a San Giorgio, con una mappa dettagliata del Medio Oriente antico. 

ll Monte Nebo

Zona del monte Nebo

la zona del Monte Nebo

Dalla sommità del Monte Nebo, che svetta con i suoi ottocento metri sul livello del mare, è possibile godere, nelle giornate nitide, del panorama della Terra Santa e, a nord, una più limitata visuale della valle del Giordano. Inoltre si possono ammirare la città di Gerico, in Cisgiordania, e la città santa di Gerusalemme .

In occasione del Giubileo, nel duemila, il Monte Nebo è stato riconosciuto da Papa Giovanni Paolo II come unico e vero luogo sacro raggiunto da Mosè  con il popolo ebraico durante la fuga dall’Egitto verso la terra promessa. 
Gli ebrei tuttavia, prima di entrarvi, vagarono per il deserto del Sinai per 40 anni, al termine dei quali Mosè morì: Dio gli permise solo di vedere la terra promessa dall'alto di un monte, ma non di entrarvi.