
Mar Morto – Aqaba (
ritorno)
Abbiamo incontrato la storia del popolo dei Nabatei
insediato a Petra per più di duemila anni, rivisitato la lunga traversata del
deserto degli ebrei fuggiti dall’Egitto e guidati da Mosè verso la terra
promessa, la figura di Giovanni Battista e la fonte battesimale nel fiume
Giordano, il lago di Tiberiade o mare di Galilea dove Gesù di Nazareth camminò
sulle acque, l’immenso deserto e i beduini.
Le minuziose descrizioni di Wa Ell (la guida) si riversano nella
memoria di ognuno di noi suscitando il nostro interesse e la nostra
soddisfazione nell’apprendere così tante nozioni. E la sensazione è
paragonabile all’appagamento di un dopo pranzo di ottimo livello.
L’attenzione invece cala quando Wa Ell si improvvisa
filosofo o sociologo con lunghi monologhi che somigliano più a sermoni che a
spiegazioni obiettive.
Scopriamo anche i caravanserragli delle vie carovaniere
che erano considerati, prioritariamente, punti di ristoro e di riposo ma
potevano fungere anche da luoghi nei quali avvenivano ulteriori scambi delle
merci preziose.
Incontriamo il castello fortezza in pietra lavica nera
come DASR AL AZRAD, maniero di Lawrence d’Arabia o il ben conservato castello
di QALAAT AL RABAD di Ajlun meglio noto come e poi KARAK che appare diroccato
perché le sue pietre squadrate e bianche sono state usate per costruire altre
case, altre dimore più recenti.
Arriviamo fino ai nostri giorni, tra la fine degli anni
’60 e metà ’70 con la guerra dei sei giorni ( 05/06/1967-10/06/1967 )
combattuta da alcuni Paesi Arabi (Egitto, Siria, Giordania e Iraq) contro
Israele a seguito dell’occupazione di quest’ultimo del Sinai e delle alture del
Golan. Israele sbaragliò il campo.
Invece la guerra del Kippur del 1973 ebbe per il mondo
occidentale l’effetto della crisi petrolifera del 1976 che per l’Italia
inaugurò la prima stagione dell’austerità.
Dopo meno di venti giorni le Nazioni Unite imposero ai
duellanti il cessate il fuoco.
Per Israele, entrambe le guerre furono combattute sotto la
presidenza di una donna Golda Meir e il “monocolo” Moshe Dayan a capo
dell’esercito . Dall’altra parte il
presidente Sadat ( assassinato nell’84 ) e il re Hussein di Giordania .
L’aereo che inizialmente doveva partire nel pomeriggio
decollerà alle 22,40 con quattro ore di ritardo così atterriamo su Sharm alle
23,30.
Durante queste ore di inattività e di vuoto organizzativo
ci si scambia opinioni e si bighellona non nascondendo il disappunto del
disagio subito.
I voli charter nel periodo in cui si infittiscono i voli
di linea, in particolare con l’inizio della stagione turistica, sono costretti
ad adeguare i loro orari alla superiore gerarchia dei voli di linea. Tuttavia
questa volta pensiamo abbia condizionato il ritardo il maltempo causato dalle
abbondanti piogge che si stavano scaricando sull’Italia.
Aqaba con i suoi ottantamila abitanti è situata nell’omonimo
golfo, a est della penisola del Sinai e la costa e le acque territoriali
vengono condivise con Israele di cui Eilat è l’avamposto più estremo e lo
sbocco a mare più a sud.
Già la predominanza dei sunniti rispetto agli sciiti gioca
a favore di ciò. Questi ultimi, qui in Giordania e in altri paesi arabi sono
una fazione minoritaria, mentre sono presenti massicciamente in Iraq, in Iran,
in Afghanistan e nello Yemen . La comunità sciita è strutturata secondo una
precisa gerarchia religiosa al vertice della quale c’è l’imam e affermano che
la guida religiosa deve essere riservata ai membri della famiglia di Maometto
mentre i sunniti controbattono che
l’erede deve essere il più capace tra
tutti gli altri senza considerare la parentela.
Le tensioni tra sciiti e sunniti diventano esse stesse
elementi di contrasto profondo in tutto il Medio Oriente .
La religione, a volte, è una continuazione della politica
con altri mezzi se non addirittura la politica stessa come sta avvenendo in
alcuni paesi arabi e mediorientali.
I versetti del Corano vengono interpretati e seguiti con
qualche licenza ed elasticità, anche se non mancano numerosi casi di donne che
continuano ad indossare abiti neri ed il velo in testa da dove spunta solo gli
occhi e uomini con il caftano, la classica tunica araba, e la kefia rossa.
Sul colore della kefia, rossa e nera, occorre fare una
distinzione: la rossa simboleggia la rivolta di tutti i Paesi arabi, al
contrario quella nera, che portava ad esempio Arafat, testimonia la lotta del
popolo palestinese.
Tra le donne che indossano questo tipo di abbigliamento tradizionale
non si notano distinzioni di età e per strada come in spiaggia o al mercato si
incontrano moltissime giovani.
L’abbigliamento occidentale risulta in forte maggioranza
tra gli uomini, di qualsiasi età mentre tra le donne prevale l’abito
tradizionale, una scelta consapevole o obbligata? Difficile dare una risposta
senonchè tra i negozi non mancano certo
quelli che espongono abiti occidentali e mostrano anche intimo molto succinto.
E allora se ci sono vetrine vuol dire che c’è anche chi è
disponibile ad acquistare.
In pratica, per la donna, esistono due modi di mostrarsi :
uno pubblico e l’altro privato. Il primo severo e castigatore, l’altro più
libero, più mondano per l’ambito familiare.
La scena “più compassionevole” la vediamo quando
passeggiando lungo il litorale di Aqaba notiamo alcune donne vestite di nero
che si immergono senza spogliarsi e che successivamente subiranno, con gli
abiti bagnati indosso, il processo di asciugatura al sole.
La tradizione familiare consente e prevede che si continui
a vivere tutti insieme ritrovandosi la sera a consumare il pasto attorno ad un
unico tavolo.
La donna giordana è una figura protetta per la semplice
ragione che è donna, ma nella gerarchia familiare e lavorativa ricopre un ruolo
prettamente secondario e subalterno, ruolo che si accentua nell’organizzazione
domestica dei beduini.
Con occhi occidentali e aiutati dalle nostre modeste
conoscenze degli usi e dei costumi della società giordana, questo è il Paese
che abbiamo percepito. Abbiamo trovato una nazione moderata tra i vari paesi
arabi/musulmani, con relazioni diplomatiche collaudate e un paese
istituzionalmente stabile ma con un livello di “condizione sociale” e di
redistribuzione della ricchezza assolutamente sbilanciato e insufficiente. Se
poi allarghiamo l’orizzonte e guardiamo al ruolo sociale della “seconda metà
del cielo” allora il modello adottato è del tutto insufficiente.
Dalla moderata Giordania dunque e senza un grande sforzo
di fantasia possiamo immaginare la condizione delle donne nei Paesi islamici
più integralisti e figurarci nella mente
soggetti femminili del tutto annullati sia nella mente che nelle intelligenze
individuali e collettive.
Scrive Eugenio Scalfari nel suo ultimo libro ” L’uomo che
non credeva in Dio” riferendosi, in modo generale, alle libertà delle persone
:” il diritto del suo padrone ha messo in catene la sua volontà…. E questa è la
più tremenda e intollerabile delle ingiustizie: non essere riconosciuti”.
Di fronte a questi eccessi convivono e sono tollerate
situazioni, che lette secondo i dettami del Corano, appaiono paradossali come
l’abbattimento dei cinghiali per venderne la carne e la coltivazione della
vite.
Alla domanda, forse un po’ retorica,: “ ma la carne di
suino o il vino non sono alimenti vietati dalla vostra religione?” La risposta di Wa Ell è al tempo stesso
disarmante e filosofica : “ se qui ( siamo a nord presso Ajlun lungo Wadi Araba
e le terre sono somiglianti , per le coltivazioni, al nostro sud) vendono carne
di suino ( che altro è un cinghiale!!) e coltivano la vite vuol dire che non
sono solo i turisti a farne uso”.
Domanda diretta e forse irritante, risposta chiara ma con
un contenuto di ipocrisia.