Amman è una città di tremilioni di abitanti e si sviluppa
attorno e sopra svariati colli ( si parla di sette come della città di Roma ) e
corre dentro il letto di un fiume oggi trasformato in una strada a quattro
corsie con un traffico continuo ed incessante.
Dal tempio di Ercole o dalle rovine del palazzo Al Qal’Ah
( la cui cupola è stata rifatta in legno con il contributo della cooperazione
spagnola ), collocati entrambi sopra uno dei colli, si nota la struttura densa
e avvolgente della città di Amman.
La città ha avuto uno sviluppo urbanistico spropositato e
del tutto fuori controllo a seguito delle ondate di profughi avvenute dopo le
guerre del 1967 ( guerra dei sei giorni ) e del 1973 ( guerra del Kippur )
combattute da Egitto, Siria e Giordania contro Israele per la riconquista dei
territori occupati del Sinai e delle alture del Golan.
E’ così che Amman di appena duecentomila abitanti si è trovata a fronteggiare l’esodo di circa
un milione di profughi al quale dare un rifugio e un lavoro.
A partire dagli anni ’70 la città di Amman si espande
urbanisticamente e per matrici successive tale per cui nessun Piano Regolatore
sarebbe stato in grado di reggere all’urto dell’emergenza.
E così , infatti, è avvenuto!
Anche la reggia dei monarchi giordani immersa nel verde di
una pineta, una macchia verde in contrasto con il candore della “città bianca”,
è stata avvolta dal massiccio sviluppo edilizio .
Amman a vederla dall’alto è così tanto compatta e densa
che, neanche tanto metaforicamente, potrebbe assomigliare ad uno sciame d’api
raccolto attorno alla sua regina.
Una visione bella e suggestiva con migliaia di case
arrampicate lungo i costoni, tutte uguali, tutte a forma di cubo con
l’immancabile parabola sul tetto. Nell’insieme tuttavia, nonostante l’altissima
densità abitativa, il colpo d’occhio è straordinario e unico.
Sopra i tetti e fino al cielo ogni tanto si vedono volare
e volteggiare gli aquiloni. Sbucano dai vicoli strettissimi della città, come i
quartieri spagnoli della città di Napoli o le calle della città di Venezia , e
si alzano coloratissimi quasi a voler osservare dall’alto e in modo distaccato
il formicaio e le operose formiche.
Amman è una città aperta, vivace ma caotica nel traffico;
i giordani sono gentili con i turisti stranieri e in particolare con gli
italiani.
Il suq di Amman è stracolmo di negozi di abbigliamento con
fogge mediorientali, oggettistica raramente interessante e souvenir pacchiani
per turisti.
Purtroppo anche qui, in sostituzione dell’artigianato
locale, sono arrivati i prodotti cinesi e parlare di invasione non è esagerato.
Comunque il mercato, nonostante la stragrande maggioranza dei prodotti siano privi di interesse cosicché per trovarne occorre cercare con attenzione, è un’esplosione di sensazioni: dagli odori che si respirano ai bellissimi accostamenti dei colori, dalla percezione del calore alla gentilezza delle persone che in modo discreto ti saluta e ti invita a comprare la propria merce senza eccessi, senza insistenza.
Però non potevamo perdere l’occasione per verificare la
loro maestria con l’arte del cucito. Allo scopo decisi di ricorrere ad una
riparazione d’emergenza per lo zaino che avevo dietro e che durante le varie
escursioni aveva subito una profonda lacerazione.
Sottoponiamo il caso ad un ragazzo gentile e sorridente,
un egiziano del Cairo, che accetta volentieri e che con abilità da maestro
ripara lo zaino con appena quattro colpi di macchina e un’infilata di ago alla
modica spesa di un dinaro e mezzo ( all’incirca un euro e mezzo ); gliene
lascio due.