
15 Maggio2007
La giornata tanto attesa e' arrivata!
In pullman raggiungiamo
la piazza del Barkhor che troviamo animata di persone dall'aspetto
incredibile o tali sembrano ai nostri occhi di Europei.
In breve raggiungiamo il Monastero Jokhang dove i monaci tibetani venerano
i tanti Budda del passato, del presente e del futuro in esso contenute.All'ingresso,
nel piccolo piazzale antistante, una folla di persone con senso di profonda
religiosita' si stende carponi sul selciato rialzandosi per poi ridistendervisi
nell'atto della preghiera. All'interno delle buie sale un forte odore di grasso
ci coglie. E' l'odore provocato dal bruciare del burro di yak che i fedeli
versano negli enormi candelieri.
Gli ambienti sono cupi, coloratissimi e ovunque imperano le immagini del Budda.Le
visite all'interno, come all'esterno del monastero si svolgono camminando
rigorosamente in senso orario.
Ad ogni immagine sacra i fedeli porgono offerte in denaro.
La sensazione che ne traiamo e' di profondo disagio e incredulita': non siamo
abituati a scene di questo tipo.
Saliamo attraverso scale e sale varie, sui tetti del Jokhang dal quale si
gode della vista dell'imponente Potala .
All'interno del monastero vi e' anche l'appartamento del Dalai Lama ( il 14°,
oggi e' in esislio in India dopo l'occupazione da parte della Cina).
Usciamo nuovamente sulla piazza del Barkhor e rigorosamente in senso orario
ci dedichiamo allo shopping presso le decine di bancarelle e negozi che vendono
curiosissimi oggetti: ruote delle preghiere, portamonete in pelle argento
e pietre, coltelli, campane tibetane, striscie di tessuto colorate per le
preghiere e monili vari
ma tra tutte queste cose, le piu' belle
sono indubbiamente le persone : le loro facce bruciate dal sole, i loro abiti,
sporchi ma nel contempo spesso molto ricercati, i monili colorati e le ruote
delle preghiere che fanno girare affascinano in modo particolare.
Quste facce ci sono rimaste negli occhi e nel cuore; non le scorderemo piu'!
Andiamo a pranzo in un ristorante
poco distante;
si inizia con pizza e una sorta di piadina , che quasi ci fa pensare di essere
tornati a casa, segue pollo al curry, stufato di yak, una salsina piccantissima
.
E ritorniamo immediatamente alla realta'.
A fine pranzo , raggiungiamo
il POTALA, antico ed enorme palazzo sede dei Dalai Lama.
La parte inferiore, il palazzo bianco, e' chiuso alla visita per restauri
(cosi' ci dicono).
Iniziamo quindi la salita lungo l'interminabile scalinata ,mentre la fatica
aumenta e il fiato diminuisce, fino a raggiungere l'ingresso del Palazzo Rosso.
Una interminabile sequenza di stanze tutte in legno, dipinte di mille colori
ma incredibilmente cupe per via della poca luce che vi filtra, ospitano le
immagini sacre dei Budda. Visitiamo le stanze dove i Dalai Lama ricevevano
le delegazioni, le sale di preghiera e le tombe di alcuni Dalai Lama, costruzioni
enormi ricoperte di lamine d'oro tempestate di coralli e turchesi. La tomba
del V° D.L. e' tutta d'oro massiccio e pietre preziose.
Un particolare curioso e
nel contempo aberrante: all'uscita dal Potale,
parlando
delle maestose tombe dei D.L. ci chiedevamo come invece vengono seppelliti
i comuni mortali?!
Come sono i loro cimiteri ?! ............... I morti, tutti, vengono fatti
a pezzi e portati in cima alle montagne dove diventeranno cibo per i rapaci.
Di loro verra' distrutta ogni cosa e non restera' neppure una foto; il motivo
..??
: i ricordi provocano dolore e quindi per non soffrire piu' e' meglio eliminare
tutto cio' che lo puo' generare.
Siamo rimasti senza parole. E' veramente un mondo tutto diverso dal nostro.
Il tempo a ns. disposizione non e' moltissimo perche' la visista puo' durare
la max un ora.
All'uscitadal Potala, lungo il muro di cinta, una fila interminabile di ruote
delle preghiere , grandi, di ottone, ci invitano, in una sorta di gioco mista
a sentimento a farle girare e in quel momento abbiamo pensato agli amici e
alle persone care.
Poi i piu' decidono di rientrare
in Hotel, mentre Sergio, Loris e Peppe e rispettive consorti, decidono di
proseguire la visita ritornando al Barkhor per ultimare gli acquisti e qui
..La
Folgorazione!!!!!!!!! Notiamo su un banchetto di un venditore di spezieed
erbe varie pacchi di pelli di lucertore essicate.
Pare
abbiano effetto cardiotonico ma per noi deve essere un potente afrodisiaco
quindi, il regalo giusto per Gigi e in un tripudio di risate,un po' meno per
Lui, gli viene consegnato alla sera, nella Hall dell'Hotel.
16 Maggio 2007
Incontro nella Hall alle
9,30, destinazione Passo Kambala a 4200 mt.(significa Passo
alto).
Man mano che cominciamo a salire il paesaggio acquista un aspetto sempre piu'
imponente.
Lungo la strada incrociamo contadini (molti nei loro abiti tipici) che a piedi
raggiungono la citta' poiche' sono giorni di feste religiose. Finalmente raggiungiamo
il Passo, come dire: "siamo quasi sul Cervino" sottolinea Annalisa
la ns alpinista.
Scendiamo dal pullman e veniamo assaliti da donne che con insistenza cercano
di venderci collane tipiche e contadini che tirano i loro yak tutti bardati
a festa e ti offrono di montarli per la foto ricordo. Sono assillanti ma e'
tutto molto divertente!
A poca distanza dalla cima ci fermiamo in uno spiazzo per fare il picnic:
sotto di noi il grande Lago Turchese " Yando Yundso" incoronato
da queste alte montagne, offre ai ns. occhi uno spettacolo veramente stupendo.
Vi troviamo un edificio che sembra un rifugio con tavoli apparecchiati nel
cortile.
A poca distanza un WC pubblico
( 3 muri con due buchi per terra) a cielo aperto, gestito da un bimbetto di
ca 5 anni dinome Jsciu che all'ingresso risquote il biglietto di 1 yuan a
persona. Dobbiamo comunque ammettere che rispetto agli osceni WC incontrati
lungo il viaggio, quelli di Jsciu erano indubbiamente di livello superiore.
Facciamo conoscenza anche con i fratellini piu' piccoli: Nimalamo una bimba
di ca 4 anni e Kamatamua di ca. 2 anni ai quali doniamo parte del contenuto
dei ns. cestini da picnic.
Quattro chiacchiere con
Kunkey che, poi si riparte e pian piano scendendo raggiungiamo un villaggio:
Kambala Lasho (Passo alto di sotto..) ove vige il matriarcato.
Pare che, ci raccontano, ogni donna abbia tre mariti,

ma
??
Visitiamo la povera casa di una donna con tre figli ( il marito e' via a lavorare).Purtroppo
vediamo molta poverta' e sporcizia ma lo spettacolo di tutti i bambini del
villaggio che incuriositi ti si avvicinano eti chiedono qualcosa, anche solo
una caramella, intenerisce il cuore.
Ripartiamo e verso le 16,30
siamo al ns. Hotel.
Una doccia, mezz'ora di relax e poi ad un ristorante tipico tibetano per una
cena con spettacolo a conclusione del quale gli attori danno vita ad una sorta
di ballo del trenino invitando i clienti a partecipare; indovinate chi vi
ha aderito??!! Tre dei quattro romagnoli : Carla, Lia e Giovanni; probabilmente
si aspettavano che poi sarebbe seguita una mazurka di Casadei.
In chiusura di serata, quattro passi a piedi alla ricerca di un bancomat per
Gigi, poi tutti a nanna.