
Solo
due anni per trenta chilometri di gallerie.
Qualcuno potrebbe
obiettare che la rapidità dell’esecuzione dipenda dal fatto che
nel sottosuolo non esistono beni storici e artistici da salvaguardare come
in Italia, tuttavia due anni di lavori danno l’idea di come i cinesi
affrontano l’esecuzione di opere pubbliche strategiche.
L'aeroporto di Pechino, dall'uscita un po' angusta e stretta dentro svincoli
e cavalcavia, si sta rifacendo il look. I lavori fervono e qui tutto è
in funzione delle prossime Olimpiadi.
I tempi di costruzione della metropolitana che unirà l'aeroporto con
il centro di Pechino iniziata un anno fa terminerà fra un anno esatto,
giusto in tempo con l'inizio dei Giochi olimpici.
lo slogan “one world one dream” dei Giochi Olimpici
del 2008 che si svolgeranno in agosto a Pechino, campeggia sulla Grande Muraglia.E
poi non è del tutto vero che i cinesi non si fermano davanti a nulla.
Nel lontano millenovecentonovantuno essendosi imbattuti durante la costruzione
di una autostrada per Xi’an, nella tomba dell’imperatore Liu Qi
il quarto della dinastia occidentale Han ( 188 a.C. – 141 a.C. ) risalente
ad oltre duemila anni fa, interruppero i lavori dell’arteria stradale.
Da li sotto fu portato alla luce un piccolo esercito di terracotta distribuito
su un’area di quindici chilometri quadrati. Fu lo stesso Presidente Jang
Zemin ad inaugurare il Museo di Yangling Han nel settembre
del millenovecentonovantanove.
Comunque i cinesi non rinunciarono all’autostrada la deviarono soltanto
e neanche di tanti chilometri.
La provincia di Xi’an è vasta come due volte l’Italia
e la città è considerata, nel panorama della Cina, di medie dimensioni
con appena sette milioni di abitanti. Città media, appunto, se paragonata
a Pechino con tredici milioni e Shangai con sedici . L’antica Xi’an
è una delle più importanti città della Cina ed ha origini
mitiche. Da Xi’an partiva la ricca via commerciale della seta ed è
proprio con Marco Polo, tra la fine del milleduecento e la metà del milletrecento
sotto la dinastia mongola Yuan, che la via da Bisanzio risalì verso Venezia
arricchendo commercianti e dogi. Solo successivamente e con dovizia di particolari
nello spazio angusto di una prigione genovese Rustichello da Pisa, raccoglierà
le memorie del viaggio, del celebre commerciante-esploratore, nel libro “il
milione”. Grande è il varco e inestimabile l’apporto alle
conoscenze geografiche del tempo che il libro di Marco Polo aprì verso
quella civiltà lontana e diversa scoprendola e rivelandola, per la prima
volta, all’Europa.
Traffico caotico a Xi’an e cappa di smog permanente,
esageratamente inquietante perché tutto possa rimanere così com’è.
Anche per questo, il governo sta pensando di adottare misure in grado di aggredire
il numero delle auto circolanti facendo pagare una robusta tassa sull’acquisto
della targa della propria auto. A Shanghai hanno già adottato il blocco
delle auto per alcuni giorni e il governo centrale di Pechino sta provvedendo
ad istituire la medesima soluzione per il prossimo anno.
Temo, a giudicare da quello che si vede, che l’effetto della misura prevista
se non accompagnata dalla sostituzione delle auto più inquinanti, dei
camion e dei bus molto vecchi, rischi di essere molto parziale e di non cogliere
il risultato sperato nella battaglia contro l’inquinamento. Analogo ragionamento
va fatto, nel senso di una loro riconversione verso combustibili più
puliti, anche per quelle enormi centrali a carbone che si notano lungo l’autostrada.
Yuang, la guida che ci ha accompagnato in questo tour per Xi’an, ci ha
parlato di altri due problemi sociali prioritari per i cinesi: la sanità
e la previdenza.
Per la sanità già oggi il singolo cittadino è
chiamato a concorrere alla spesa e comunemente chi è in grado di disporre
di più può permettersi una sanità migliore e una migliore
assistenza. Chi lavora, in particolare, può permettersi di provvedere
per una piccola parte del suo stipendio a forme di accantonamento utili , ma
non sufficienti, ad affrontare una possibile futura malattia.
A
Xi’an, come ci ha fatto capire Yuang, siamo stati protagonisti di un evento
eccezionale. Come gruppo italiano abbiamo avuto l’onore, tra i primi,
di visitare il Museo del piccolo esercito. Però come
sappiamo Xi’an è salita all’onore delle cronache internazionali
per la straordinaria scoperta del “ grande esercito di terracotta”,
oggi Patrimonio dell’umanità, con guerrieri e cavalli di dimensioni
naturali.Tutto risale al 1974, quando alcuni contadini nell’intento di
scavare un pozzo dell’acqua scoprirono per caso questa enorme meraviglia
antica di duemila anni.
Xìan – La tomba imperiale di Qin Shi Huangdi ( III secolo
a.C.) e il grande esercito di terracotta
Il mondo venne a sapere di questo tesoro perché un contadino, anziché
fare finta di nulla e ricoprire l’enorme testa scoperta, consegnò
il ritrovamento alle autorità di Xi’an che, a loro volta, informarono
il Governo centrale. C’è chi sostiene che già altre volte
i resti di questo numeroso esercito potessero essere stati portati alla luce,
tuttavia la superstizione cinese influenzava gli scopritori occasionali a richiudere
lo scavo e a non far sapere nulla . Oggi il contadino benemerito, ripagato dallo
Stato con il valore di due mensilità, ha più di ottant’anni
ed è diventato molto famoso,tanto che sporadicamente si presenta al museo
per rilasciare autografi dopo aver imparato a scrivere il suo nome.
L’ingresso del museo è freddo, abbastanza buio, ma quando si accede
nell’area degli scavi, grande quanto due campi di calcio, l’emozione
è grandissima fino a toglierti il fiato. Ciò che si presenta allo
sguardo del visitatore non ha precedenti….appaiono migliaia di statue,
tutte diverse, tutte regolarmente inquadrate, tutte ancora prese dai loro gesti
e dai loro compiti: generali, cavalieri, arcieri, fanti e cavalli.
La prima emozione si manifesta con ciò che si vede e poi si viene travolti
dal sentimento e dal pensiero di quanto può essere realmente accaduto
non meno di duemila anni fa. Chissà quante mani lavorarono per forgiare
quel numero tuttora indefinito di statue? Si sono, ad oggi contati undicimila
pezzi ma, secondo le ultime “ecografie” del terreno,qualcuno parla
almeno di sedicimila pezzi. Forse settantamila o forse centomila: un altro esercito,
stavolta di umani. Un esercito che lavorò per trentasette anni alla costruzione
di questa enorme tomba funeraria. Tanto grande che l’imperatore, per preparare
il suo funerale, potè dissipare tutte le sue ricchezze e portare con
sé i suoi servitori e il suo esercito personale, cavalli compresi.
L’imperatore Qin Shi Huangdi sostituì gli umani con le statue segnalando
una importante innovazione culturale e un gesto che nei simboli richiama la
clemenza e il riconoscimento della libertà per la corte imperiale e per
i più diretti subalterni.
Da questo ritrovamento si può capire la grandiosità di questo
popolo, pur in un contesto feudale, e di come si fosse impadronito della tecnica
della forgia delle pietre e dei metalli. Abile, anche, nel cesellare la giada,
una pietra molto dura che per i cinesi taoisti è più preziosa
dell’oro tanto che possederne la polvere è sinonimo d’immortalità.

Xìan, il museo della giada. Buddha che ride
Tuttora la giada è molto amata dai cinesi
e a Xi’an oltre ad esserci una cava c’è anche un eccellente
centro di lavorazione.
Gli spostamenti in città avvengono con il bus e quando sei immerso
nel flusso del traffico, da visitatore trasportato, non puoi
non accorgerti di quanto il caos regni sovrano. Da osservatore privilegiato
e senza l’ansia di schivare auto, bici o pedoni hai l’impressione
che ognuno si muova e guidi con un proprio codice della strada . Che ognuno
segua una propria mèta senza curarsi della presenza dell’altro
ma che tutti sanno perfettamente dove andare e cosa fare all’infuori
del pedone che neppure sulle strisce pedonali può sentirsi al sicuro.
Tuttavia Xi’an meritava un altro giorno di permanenza. Abbiamo visto
e visitato molto : il museo del piccolo esercito,non previsto nel programma,il
grande esercito di terracotta, la piccola pagoda e le grandi mura di epoca
Ming. Tutto in poche ore e tra il viaggio aereo da Pechino
di duemila chilometri e quello per Lhasa di oltre quattromila. Riuscire a
prendere il volo per Lhasa, poi, è stata una vera avventura tra un
ingorgo e una manovra spericolata siamo arrivati sulla pista con l’aereo
che stava già rullando.