
Il rapporto tra tibetani e cinesi vive in conflitto eterno. Il popolo dell'Himalaya pensa, mentre parla con fatica e lontano da orecchi indiscreti, che i cinesi stiano non solo cercando di soffocare il culto religioso (anche una foto del Dalai Lama in casa è vietata) ma anche distruggendo l'identità tibetana attraverso la costruzione di infrastrutture, l'edificazione di case e villaggi in sostituzione dei villaggi tipici tibetani, realizzati tutti con manodopera cinese.
In questo modo vengono distrutte memoria e identità collettiva. Ma non è stato sempre così. Nei primi anni di presenza cinese in Tibet sono avvenuti diversi matrimoni di coppie miste e un tentativo di comprensione e di avvicinamento culturale. Oggi, per quanto può notare un osservatore occidentale, se ne vedono un po' meno e comunque la stessa guida ci fa capire che siamo di fronte ad un vero e proprio riflusso di tendenza.
Anche Tiziano Terzani in uno dei suoi libri " Un indovino mi disse" traccia un profilo dei cinesi non molto diverso da quello dei tibetani. Un tratteggio anche quello di Terzani impietoso quando parla dei cinesi come un popolo avido di denaro, falso nei comportamenti e poco incline, perché sospettoso, a formare amicizie al di fuori della loro cerchia. Terzani lo fa capire in maniera molto esplicita di non amare quel popolo, lui che da viaggiatore occidentale è stato un profondo studioso e conoscitore delle numerose e diverse culture orientali e dell'estremo oriente.
I cinesi, dice, dove mettono piede impongono la loro cultura, il loro modo di fare, un loro stile di vita facendo terra bruciata di ciò che vive attorno a loro.
Molte città italiane hanno la loro "china town", soprattutto in quelle del centro-nord i cinesi arrivano e comprano un immobile, aprono un locale e piano piano attorno al nucleo centrale la presenza dei cinesi si allarga e si irrobustisce. In molti casi agli italiani superstiti del quartiere vengono offerte cifre importanti per invitarli a lasciare libero anche l'ultimo tassello del puzzle.
I cinesi sono instancabili e cocciuti. A chi gira per i negozi durante l'ora del pranzo può capitare di vederli consumare il pasto durante l'orario di apertura mentre gli acquirenti girano incuriositi per le botteghe. La lingua cinese è molto difficile, cosicché fin dai primi anni della scuola i bambini imparano a memoria alcune migliaia di ideogrammi. Anche per questo motivo si dice che eccellono nella matematica.
La tranquillità dei bambini, poi, merita una considerazione a parte. I bimbi cinesi sono placidi dalla nascita e neanche il vociare di persone sconosciute che irrompono e si intrufolano nell'intimità della casa, li spaventa e le agita. Anzi ti guardano incuriositi, immobili, completamente avvolti nelle coperte, non manifestano alcuna paura, neppure uno strillo isterico, neanche una lacrima. Infondono calma e beatitudine. Buddisti fin dalla nascita e confuciani già nell' intimo .
La differenza con i bambini tibetani è una sola ed è che quest'ultimi per l'estrema povertà sono portati, appena nati, ad arrangiarsi a chiedere in continuazione "money", a stare appiccicati ai turisti finchè o si allunga fortemente il passo o si offrono pochi yuan.
Ma anche i bambini tibetani sono bellissimi nei loro visi rotondi, con i vestitini colorati leggermente trasandati, con gli occhi vispi e furbi.

Tornando da Kambala a 4200 metri s.l.m.. Bambini tibetani
I bambini tibetani sono già grandi da piccoli anche quando hanno l'incarico di sorvegliare, a quattromiladuecento metri di quota, e di farsi pagare l'uso dell'unica latrina utilizzabile.
Là a cielo aperto con loro che, da fuori, osservano incuriositi.
Nella pratica dei costumi tibetani non si nota durante il giorno alcun tipo di vita sociale così come noi la intendiamo e la pratichiamo.Nella piazza di Lhasa si formano crocchi vocianti tra una bancarella e l'altra del mercato Barkhor. Ma sono soprattutto le contrattazioni con i turisti a fare la parte del leone. Il mercato si sviluppa, per centinaia e centinaia di metri, attorno al monastero Jokhang e secondo la tradizione buddista va percorso sempre in senso orario.

Lhasa- attorno al monastero Jokhang - le preghiere e gli stupha
Tutti a vendere più o meno la stessa mercanzia e con tutti si apre la trattativa per l'acquisto.
Per il modo di stare insieme ho trovato una grande differenza tra quello che ho visto a Pechino, per esempio, dove nel cosiddetto "lungo corridoio" migliaia di persone si ritrovano per cantare, suonare, giocare a carte e fare ginnastica secondo le regole del tai-chi. Il tai-chi consente, attraverso la pratica dei movimenti lenti ed aggraziati, di prendere coscienza del proprio corpo e della propria energia vitale migliorando lo stato di salute fisica, mentale ed interiore.
Anche questa piccola libertà di svago e del poterselo permettere denota un livello di benessere un po' più elevato.

Pechino - il lungo corridoio dove centinaia di cinesi si ritrovano
Chi è alla ricerca quotidiana e prolungata di come "sbarcare il lunario" forse è meno indotto, anche per stanchezza fisica, alla ricerca specifica di uno scambio relazionale.Ma allora perché il popolo tibetano non ha questa spinta a migliorarsi?
Perché parte del loro salario se ne va nell'inseguimento di una migliore vita nell'aldilà e non di questa? E da cosa sono spinte migliaia e migliaia di persone, uomini, donne con bambini, anziani che affrontano per diversi giorni viaggi massacranti e faticosi: dalla religiosità innata? Dallo spiritualismo buddista? O più semplicemente da una sorta di posizione autarchica condita dalla semplicità dell'animo e dalla povertà culturale? Molti giovani non seguono già più queste arcaiche tradizioni lo si vede dai comportamenti e anche dall'abbigliamento più occidentale non foss'altro che molti di loro hanno scambi relazionali dai quali vengono contaminati, sia nelle idee sia nei costumi.
I tibetani, comunque, sono un popolo pacifico,semplice e pulito nello spirito. Rispettano tutto ciò che è vita e quando provarono a ribellarsi al potere cinese nel lontano 1959 lasciarono sul campo di battaglia numerosi morti e più di centomila persone, assieme al XIV Dalai Lama,abbandonarono il paese. Il popolo dell'himalaya è cordiale, ti saluta, è curioso e ti sorride. Non c'è alternativa da parte dei cinesi al suo riconoscimento ufficiale, al rispetto dell'autonomia e dell'identità di questo Paese .