Viaggio in Cina 2007 La Cina di Beppe, parole in libertà
Le note di Beppe: Il Tibet;




by Lia Garavini


Le note di Beppe: Il Tibet


In aeroporto a Lhasa il sole picchia forte: è molto caldo e luminoso. Ci attende Kuin Key (per gli occidentali Francesca) una ragazza tibetana dai lineamenti tipici .
Ci dà il benvenuto mettendoci attorno al collo una sciarpa di seta bianca.

Aeroporto di Lhasa, Kuin Key ci accoglie donandoci una sciarpa bianca

Kuin Key da due mesi è mamma di una bambina ed è già a lavorare perché qui, in Tibet, non esiste il periodo di maternità né prima né dopo il parto .
In bus dall'aeroporto per Lhasa occorrono cinquanta minuti. Prima di questa nuova strada con galleria, realizzata dai cinesi in meno di due anni, occorrevano più di due ore. La strada corre lungo il fiume e il panorama che ci appare è brullo e battuto dal vento. Siamo a tremilaseicento metri sul livello del mare e tutt'attorno una corona di montagne maestose ed imponenti. Si notano spazi immensi che ti rinviano sensazioni di silenzi assoluti, di passi himalayani in quota segnati dalle bandiere di preghiera colorate. L'incantesimo, lungo la strada per Lhasa, si interrompe quando si cominciano ad incontrare autobus e macchine e c'è da scommettere, che anche a queste altitudini, fra non molto bisognerà limitarne l'uso tanto è forte la presenza dello smog e dell'inquinamento acustico. I tibetani per strada, sono come i napoletani, usano il clacson per qualsiasi motivo e a volte anche senza. E in questo luogo, che uno immagina avvolto da grandi silenzi spezzati solo dai canti dei pellegrini, il trambusto causato dai mezzi di trasporto è davvero inopportuno.
Man mano che si sale si nota la presenza cinese; lo si vede dalla presenza fisica di un quartiere governativo, lo si capisce dagli investimenti in infrastrutture, principalmente in strade di collegamento, e in urbanizzazioni civili. Qui i cinesi sono sopportati anche se è abbastanza discreta la loro presenza e di tanto in tanto si nota qualche gruppetto di militari .
Più ci si avvicina a Lhasa e più si scorgono piccoli centri abitati, villaggi in muratura, coltivazioni di riso, serre per la coltivazione di verdure ed ortaggi. Il clima qui non è benevolo per cui l'introduzione delle coltivazioni in serra favorisce anticipatamente la raccolta. Come il sole scende la temperatura si abbassa precipitosamente con escursioni termiche di quindici/diciassette gradi. Di notte, in questo mese di maggio, la temperatura può scendere fino a zero gradi mentre di giorno, con il sole, può raggiungere anche ventitre/ventiquattro gradi centigradi.
Lungo il tragitto si notano alcuni accampamenti di tende. La guida ci spiega che esistono ancora dei nuclei che preferiscono una soluzione da nomade . Di solito chi sceglie questo modo di vivere lo fa per continuare a portare al pascolo le mandrie di yak. Lo yak (maschio) e la dzou o dri(femmina) devono essere, per i tibetani, gli animali domestici per eccellenza se lungo la via centrale di Lhasa, quella che porta al palazzo del Potala e al monastero di Jokhang, è stato costruito un enorme monumento a imperitura memoria.

Lhasa è una città di sei milioni di abitanti e i tibetani sono complessivamente tredici milioni in un territorio vasto quanto cinque volte la Francia.
Questo luogo nascosto tra le alte vette dell'Himalaya è rimasto per secoli misterioso e intatto grazie alla sua isolata posizione geografica tuttavia oggi appare, Lhasa in particolare, come una città caotica e aggredita dal traffico. La città si estende all'interno di un vasto catino a ridosso di un gigantesco altopiano ai piedi dell'Himalaya e punto di partenza per raggiungere i campi base delle vette più alte del mondo. Quelle che gli scalatori chiamano "la terra degli Dei".

L'altezza di Lhasa non ha comportato nessun problema rilevante per la comitiva, problemi di affaticamento sì…ma niente di particolarmente problematico.
La storia di questo popolo, la bellezza di queste montagne, gli scenari splendidi ed irripetibili che si presentano al viaggiatore fanno dire che un'esperienza di viaggio indimenticabile vale qualsiasi sforzo fisico.

La popolazione tibetana, soprattutto delle campagne, è estremamente povera. Nelle case dei villaggi solo all'inizio degli anni novanta si sono realizzate fognature e impianti di acqua e gas. Ma è ancora molto diffusa la tradizione di vivere a stretto contatto con gli animali e i muri delle case sono tappezzati di sterco di yak che una volta seccato può essere usato, misto a legna, come ottimo combustibile per riscaldarsi.

Lhasa , i muri delle case ricoperti di sterco di jak

Gli ingressi delle case aprono tutti sul cortile chiuso dal muro di cinta e qui si svolgono diversi lavori come la preparazione della birra di orzo (una bevanda opaca che fermenta a crudo e che ha un gusto asprigno-acidulo),la preparazione dello yogurt e del burro di yak e dove, di solito, è presente anche la stufa per cucinare.
Dal cortile si accede alle stanze coperte: un piccolo vano per mangiare, il magazzino e le camere da letto. L'altezza del soffitto non supera i due metri e mezzo risultando comunque sufficiente vista la modesta statura dei tibetani .

Nei villaggi non si notano punti di aggregazione sociale simili ai nostri bar o caffè. Esistono stanzoni con uno o più biliardi dove i più giovani giocano e trascorrono parte delle loro giornate. La disoccupazione è attorno al 5% e chi vive in città può guadagnare milleottocento/duemila yuan al mese (centottanta/duecento euro).
Il primo stipendio, è una facoltà, chi vuole lo può offrire al monastero e un terzo se ne va per l'affitto e i servizi: luce e gas. Per la fornitura dell'acqua non ho notizie.
I monasteri sono ricchi. Gli stessi monaci girano per le vie a chiedere offerte che poi vengono trasformate in icone, altari, statue d'oro, drappi di seta, tombe di lama incastonate di pietre preziose. La tomba del V° Dalai Lama situata nel Potala è una manifestazione esagerata di tremilasettecento chilogrammi d'oro con, inserite, dodicimila pietre preziose .


Lhasa, dal monastero Jokhang vista sul palazzo del Potala


I tibetani oltre ad essere religiosissimi manifestano una grande generosità verso i monaci e i monasteri. I cinesi iperattivi e non religiosi, anche se non atei, dal momento che seguono le tre principali filosofie religiose - confucianesimo, taoismo e buddismo -rimproverano il popolo del Tibet di non utilizzare efficacemente i loro soldi per crescere economicamente migliorando la condizione di vita terrena piuttosto che pensare a prepararne una migliore nell'aldilà.