
La
Cina del ventunesimo secolo benché economicamente e socialmente distante
anni luce dall'epoca di Mao Zedong risente tuttora della presenza incombente
del "grande timoniere" o se si vuole del "padre della rivoluzione
culturale". Dalle guide si percepisce che attorno alla sua carismatica
figura, in gran parte della popolazione, vive ancora un alone di venerazione
o quanto meno di ammirazione e rispetto.Per la verità più tra
le masse diseredate dei contadini che tra i nuovi cento milioni di ricchi .
Di fronte piazza Tienanmen, all'ingresso sud della "città proibita"
c'è un enorme ritratto e una scritta eloquente "diecimila anni di
vita alla repubblica popolare cinese". Quasi un mantra.
Qui, ancora oggi, dalla "Porta della Pace Celeste", come da una tribuna,
si affacciano i capi cinesi per salutare la folla.
Mao, tuttavia, è per il gotha politico una figura ingombrante sulla quale
si sono scatenate e scaricate numerose critiche, ma è anche una figura
della quale viene ancora venerata, in decine di forme, la mitica iconografia.
Questa è la verità: il Mao politico e l'uomo che nuotava nel Fiume
Giallo, è ancora troppo popolare tra i ceti sociali più poveri
per essere rimosso in sordina.
I cinesi lo ricordano, in particolare, per i suoi tentativi di ridurre le differenze
economiche e sociali tanto che a quel tempo si soleva dire, proverbialmente,
che "tutti mangiavano dalla grande pentola". Si notano ancora, anche
se non di frequente, le immaginette nelle case, grandi dipinti sui muri, ninnoli
appesi nei taxi o icone in vendita sulle bancarelle.
E il "libretto rosso" è ancora un best seller .
Un fantasma, dunque, si aggira ancora per la Cina.

Pechino, il ritratto di Mao Zedong